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De Pascalis: “La poca partecipazione della Cittadinanza non è un buon segnale”

“Non posso non notare con rammarico la poca partecipazione dei Cittadini tutti alla vita politica della nostra Città”. Inizia così la constatazione che il Consigliere Comunale del PD Gianni De Pascalis ha rivolto al nostro giornale. Parole, le sue, certamente piene di rammarico, che si trasformano in un appello avente come unica direttrice il bene comune.

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“Questa non è certamente la mia prima Consiliatura – ha spiegato il Consigliere di Maggioranzae potendo fare un confronto con il passato posso dire che la Cittadinanza tende a partecipare sempre meno all’attività amministrativa”.

Non sono pochi, ci ha spiegato De Pascalis, i metodi con cui gli Amministratori hanno cercato di ridurre questa distanza con i Cittadini. Sono stati cambiati più volte perfino gli orari, ad esempio, dei Consigli Comunali che continuano però ad avere sempre pochissima partecipazione. L’episodio più grave, a suo avviso, è stato la quasi assenza che si è constatata durante la convocazione della Commissione Elettorale per la nomina degli scrutatori, di cui il Consigliere fa parte.

La poca presenza di Cittadini si è notata, perfino, ad un importantissimo incontro pubblico in occasione della Presentazione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, segno, per il Consigliere, di una Amministrazione che vuole programmare assieme al Cittadino, ma a cui quest’ultimo non ha risposto attivamente.

“Mi auguro – ha concluso il Consigliere De Pascalische Taurisano torni a partecipare alla vita Amministrativa e politica del Paese in maniera più assidua. Spero che l’interesse da parte dei Cittadini non si riduca ad una semplice critica sterile, dettata comunque da un poco interessamento e scarsa informazione sulle scelte che si stanno prendendo nel Paese. In fin dei conti, seguire attivamente ciò che succede a Taurisano porta una serie di emozioni, ricordi, e bagaglio culturale, oltre che politico che nessuno mai potrà dare. Libertà è partecipazione, appunto, cantava Giorgio Gaber, che poi è lo stesso pensiero che secoli prima aveva espresso Jean-Jacques Rousseau”.

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